Sentenza della Cassazione, ancora non è deciso tutto..

E’ il passaggio finale in cui si fa espressamente cenno al “divieto di vendita e in genere di commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa, salvo che tali prodotti siano privi di efficacia drogante”.

Quel “salvo che tali prodotti siano privi di efficacia drogante” lascia aperto uno spiraglio di luce. Scrivono avvocati, che seguono la questione in prima persona: “La sentenza della Corte di Cassazione lascia in realtà irrisolta la questione globale concernente quale sia la effettiva soglia drogante al di là della quale si commetta il reato. Ci si deve porre il problema se l’effetto drogante si computi in termini percentuali o in termini di peso assoluto. Temo che le SSUU abbiano aumentato l’incertezza. Non bisogna perciò abbattersi e farsi prendere da reazioni inconsulte”.

La massima provvisoria della Suprema Corte, infatti, non esclude a priori il commercio finora sviluppatosi in quanto i Giudici sembrano punire soltanto quelle condotte che riguardano prodotti “in concreto” aventi efficacia drogante. Ebbene, tale massima, alla luce del consolidato diritto vivente, dovrebbe far salvi tutti quei derivati della Cannabis Sativa c.d. light con principio attivo (THC) fino allo 0,5%. Suggeriamo, quindi, agli organi di stampa di non propalare falsi allarmi”.

La sentenza ribadisce e sottolinea che se la sostanza non è drogante (la soglia massima è 0,5 di Thc) è perfettamente vendibile. La stessa sentenza dice che il commercio non è legittimo a meno che non si operi nei dettagli della legge 242 del 2 Dicembre 2016 sulla Canapa. Alla luce delle considerazioni, credo che l’attività svolta da noi operatori di settore è perfettamente legale e supportata dalla legge.

beleafmagazine.it

 

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